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Il “Made Green in Italy” è un nuovo schema nazionale volontario per la valutazione ambientale dei prodotti in una logica di LCA (Life Cycle Assessment), ed il primo che comunica e certifica a livello nazionale la loro impronta ambientale. Promosso e sviluppato dal Ministero dell’Ambiente, il “Made Green in Italy” rappresenta sia uno schema di valutazione della conformità che un vero e proprio marchio. Infatti, con il suo marchio ambientale specifico, caratterizza i prodotti che oltre a soddisfare i requisiti del “Made in Italy”, rispettano anche i parametri di riferimento a livello nazionale necessari per essere giudicati sostenibili.

Per ottenere il marchio, l’impatto di un’azienda o prodotto viene comparato ad un benchmark, ossia un indice di riferimento stabilito a livello nazionale: i prodotti con prestazioni migliori di questo indice vengono identificati come Classe A e possono utilizzare il marchio, quelli che invece si limitano a raggiungere il benchmark vengono identificati come Classe B e possono utilizzare il marchio solo a patto di impegnarsi a ridurre il proprio impatto ambientale in futuro. Vengono invece esclusi dall’utilizzo del marchio i prodotti che si posizionano al di sotto dell’indice, identificati come Classe C.

Si tratta di uno strumento importante in grado di legare la dichiarazione di sostenibilità dei prodotti al loro essere prodotti in Italia, al fine di dimostrare che i prodotti di qualità “Made in Italy” possono anche essere green e quindi sostenibili per l’ambiente. Lo schema certificativo “Made Green in Italy” presenta molte similitudini con la Dichiarazione Ambientale di Prodotto classica (EPD – Environmental Product Declaration) ma adotta la metodologia dell’approccio europeo della PEF (Product Environmental Footprint) nella valutazione dei parametri di sostenibilità, che consente di calcolare l’impronta ambientale misurando l’impatto del prodotto in ogni singola fase del ciclo di vita, a partire dalle modalità di produzione delle materie prime fino al suo utilizzo da parte del consumatore e quindi il fine vita.

Entra quindi a far parte della famiglia delle dichiarazioni di performance ambientale dei prodotti, basate sulla quantificazione degli impatti ambientali mediante le metodologie di valutazione di ciclo di vita dei prodotti, con controllo da parte terza indipendente e nel contesto delle etichette ambientali di III tipo, ai sensi della ISO 14025 (“Etichette e dichiarazioni ambientali – Dichiarazioni ambientali di Tipo III”). Viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale a fine maggio 2018 come Regolamento per l’attuazione dello schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, adottato dal Ministro dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare ed entrato in vigore a giugno 2018.

Qual è lo scopo del marchio? Lo scopo non è solo la promozione di tecnologie e disciplinari di produzione innovativi, per migliorare le prestazioni dei prodotti e la riduzione degli impatti ambientali durante il loro ciclo di vita, ma anche quello di rafforzare l’immagine e l’impatto comunicativo delle produzioni italiane, attraverso l’esaltazione della sostenibilità ambientale associata alla qualità “Made in Italy”. Con questo nuovo schema vengono così promossi i prodotti italiani attraverso dichiarazioni tecniche certificate che garantiscano agli stakeholder la veridicità delle affermazioni sulla sostenibilità ambientale dei prodotti nazionali. In questo modo si rafforza anche la credibilità delle produzioni italiane all’estero e di conseguenza si favorisce la loro internazionalizzazione.

Dunque, la certificazione accreditata secondo lo schema “Made Green in Italy” è uno strumento efficace che tutela sia i cittadini che l’ambiente, oltre a sostenere le imprese e l’economia nazionale, perché in grado di creare più competitività. Questo soprattutto in vista della crescente domanda di prodotti non solo sicuri, ma anche ad elevato valore ambientale, sia sul mercato interno che internazionale.

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